Attenzione: l’articolo contiene anticipazioni su Twin Peaks, Fuoco cammina con me e Twin Peaks: The Return.
Un ronzio attraversa l’aria. Una lampadina comincia a tremare. La corrente sembra accumularsi dentro una presa, un trasformatore o un vecchio cavo sospeso sopra la strada. Poi qualcosa accade.
In Twin Peaks, l’elettricità non è mai soltanto elettricità.
David Lynch e Mark Frost non la utilizzano come semplice effetto atmosferico, né come una generica manifestazione del soprannaturale. La corrente costituisce un vero e proprio sistema di comunicazione: collega luoghi lontani, mette in contatto dimensioni differenti, trasporta identità e permette a determinate presenze di attraversare il confine tra ciò che consideriamo reale e ciò che si nasconde dietro la superficie.
Ma c’è un’altra possibilità.
L’elettricità non unisce soltanto il nostro mondo alle Logge. Unisce anche lo spettatore allo schermo.
Il televisore è, prima di tutto, una macchina elettrica. Le immagini di Laura Palmer, Dale Cooper e BOB arrivano fino a noi sotto forma di luce, suono e segnale. Per questo, in Twin Peaks, la corrente può essere letta non solo come elemento narrativo o simbolico, ma come una riflessione sul funzionamento stesso della televisione.
L’elettricità è ciò che permette ai fantasmi di entrare nelle case.
Ed è anche ciò che permette a Twin Peaks di entrare nella nostra.
Prima del significato viene il rumore
Quando pensiamo all’elettricità in Twin Peaks, tendiamo a ricordare soprattutto le immagini: i pali della luce, le scintille, le prese elettriche, le lampadine intermittenti.
Eppure, molto spesso, l’elettricità si manifesta prima di tutto come suono.
Un ronzio basso e continuo. Una vibrazione metallica. Il crepitio della corrente. Un’interferenza che sembra provenire contemporaneamente da un oggetto concreto e da uno spazio invisibile.
È un suono quotidiano, riconoscibile. Possiamo sentirlo vicino a un trasformatore, a un’insegna difettosa o a un vecchio elettrodomestico. Lynch, però, lo isola dal contesto e lo amplifica fino a trasformarlo in un segnale d’allarme. Il familiare diventa improvvisamente estraneo.
Quel rumore sembra dirci che, dietro la realtà ordinaria, qualcosa si è messo in movimento.
Prima ancora che un’entità appaia, che un personaggio scompaia o che una soglia venga attraversata, la corrente ci avverte che il confine sta cedendo.
Non vediamo ancora nulla, ma sentiamo che qualcosa sta arrivando.
Fuoco cammina con me: la corrente diventa visibile
Il motivo dell’elettricità attraversava già la serie originale, soprattutto attraverso lampade intermittenti, apparecchi malfunzionanti e improvvise alterazioni della luce. È però con Fuoco cammina con me che questo elemento assume un’importanza più esplicita.
Il film si apre con la neve elettronica di un televisore. Lo schermo occupa l’inquadratura finché l’apparecchio non viene distrutto. Prima ancora di ritrovare Laura Palmer, Lynch richiama la nostra attenzione sul dispositivo attraverso il quale avevamo conosciuto la sua storia.
Il televisore non è una finestra neutrale.
È un oggetto che riceve, trasforma e trasmette segnali.
Nella sequenza dell’incontro sopra il convenience store, ampliata in The Missing Pieces, una delle figure presenti pronuncia una sola parola: «Electricity». Poco dopo si parla di un movimento tra l’alto e il basso e di una comunicazione tra due mondi. L’elettricità viene così associata apertamente alla possibilità di attraversare livelli differenti della realtà.
Non si tratta necessariamente di un sistema da ricostruire attraverso regole precise. Twin Peaks non ci offre un manuale tecnico delle Logge. Ci mostra piuttosto una serie di corrispondenze: corrente, luce, rumore, apparizione, trasformazione.
L’elettricità rende percepibile il passaggio.
È la traccia lasciata nel nostro mondo da qualcosa che non appartiene interamente a esso.
Il palo numero 6: un punto della rete
Uno dei simboli più inquietanti di Fuoco cammina con me è il palo elettrico contrassegnato dal numero 6 e dalla sequenza 324810.
Lo vediamo nei pressi del Fat Trout Trailer Park durante l’indagine sulla morte di Teresa Banks. La macchina da presa si sofferma sul palo senza fornirci una spiegazione. Sentiamo un rumore elettrico, ma non sappiamo esattamente che cosa stia trasmettendo.
Il palo ricompare molti anni dopo in The Return. Nella Parte 6, dopo che Richard Horne investe e uccide un bambino, la corrente torna a ronzare. Un’immagine simile compare inoltre nei pressi della casa di Carrie Page a Odessa.
Questi luoghi non sono geograficamente contigui. Eppure il palo li rende parte dello stesso sistema.
Deer Meadow, Twin Peaks e Odessa diventano punti differenti di un’unica rete.
Il numero 6 non deve necessariamente essere interpretato come un codice dotato di una soluzione definitiva. La sua funzione più profonda potrebbe consistere proprio nella ripetizione. Quando il palo appare, riconosciamo una forma già incontrata e percepiamo che il luogo in cui ci troviamo è stato raggiunto dalla stessa corrente.
Qualcosa è passato di lì.
Oppure continua a passarci.
The Return: il corpo attraversa la presa
In Twin Peaks: The Return, l’elettricità non è più soltanto un indizio. Diventa una vera infrastruttura narrativa.
Nella Parte 3, Cooper si trova in uno spazio sospeso sopra un oceano viola. All’interno della struttura incontra Naido e osserva un grande dispositivo elettrico, prima contrassegnato dal numero 15 e poi dal numero 3. Quando il meccanismo si attiva, Cooper viene deformato, risucchiato e infine espulso attraverso una presa elettrica nel mondo di Dougie Jones.
Non attraversa una porta tradizionale. Non percorre un corridoio e non si limita a svegliarsi da un sogno.
Viene trasmesso.
Il suo corpo si allunga, perde consistenza e sembra trasformarsi in qualcosa che può essere fatto passare attraverso un circuito. Cooper non si sposta semplicemente da un luogo a un altro: viene tradotto da un sistema all’altro.
La sua identità, però, non arriva intatta.
Nel mondo di Dougie, Cooper appare svuotato, quasi privo di linguaggio e memoria. Il segnale è giunto a destinazione, ma la ricezione è imperfetta. Il personaggio che conoscevamo è presente, eppure non riesce ancora a ricomporsi completamente.
La corrente ha trasportato il corpo, ma non ha ancora restituito l’uomo.
La folgorazione e il ritorno di Cooper
Nella Parte 15, Dougie-Cooper sente pronunciare in televisione il nome di Gordon Cole durante una scena di Sunset Boulevard. Quelle parole producono in lui una reazione immediata. Guarda la presa elettrica, si avvicina e vi inserisce una forchetta, provocando un cortocircuito. L’incidente avvia il processo che porterà al risveglio del vero Dale Cooper.
La scena mette in relazione tre dispositivi:
- il televisore;
- la memoria di Cooper;
- la presa elettrica.
Il televisore emette un nome. Il nome riattiva un frammento d’identità. La corrente completa il collegamento.
Cooper viene richiamato a se stesso attraverso lo stesso elemento che lo aveva trasportato nel mondo di Dougie. L’elettricità è stata il mezzo della sua disgregazione e diventa ora il mezzo della sua ricomposizione.
Il movimento non è casuale. Cooper deve rientrare nel circuito per recuperare ciò che ha perduto durante la trasmissione.
È come se la sua coscienza fosse rimasta per tutto quel tempo sintonizzata su una frequenza lontana.
L’elettricità come soglia
In molte narrazioni fantastiche, i mondi comunicano attraverso portali, specchi, porte o passaggi segreti.
Twin Peaks utilizza anche questi elementi, ma con The Return la soglia assume sempre più spesso una forma tecnologica: prese, interruttori, cavi, macchinari e linee elettriche.
Le entità non devono necessariamente aprire una porta. Possono inserirsi nella rete.
Questo modifica anche il nostro modo di concepire le Logge. Non sono soltanto luoghi separati, nascosti in qualche regione remota dell’universo. Sembrano esistere accanto al nostro mondo e possono manifestarsi ovunque sia possibile stabilire una connessione.
La corrente non annulla la distanza: rende la distanza irrilevante.
Una presa in Nevada può comunicare con una struttura sospesa sopra un oceano impossibile. Un palo a Deer Meadow può risuonare con un altro a Twin Peaks. Un trasformatore può diventare il punto in cui il quotidiano viene attraversato dall’invisibile.
La Loggia non deve trovarsi dietro una montagna o dentro una foresta.
Può trovarsi dall’altra parte del segnale.
Energia buona ed energia cattiva?
Lynch ha descritto l’elettricità come qualcosa di bello, potente, pericoloso e quasi magico: una forza capace di produrre immagini e suoni, presente nelle nostre case e in grado di controllare gran parte del nostro mondo.
Questa ambivalenza è fondamentale.
Sarebbe semplice associare la corrente alle entità negative e interpretarla esclusivamente come una manifestazione del male. Ma in Twin Peaks l’elettricità permette anche il ritorno di Cooper, accompagna trasformazioni non necessariamente distruttive e attraversa spazi collegati al Gigante o al Fireman.
La stessa energia può trasportare, alterare, risvegliare o distruggere.
Il problema non è soltanto la corrente, ma ciò che viaggia al suo interno.
Una linea elettrica non decide quale messaggio trasmettere. Può portare luce in una casa oppure fulminare chi entra in contatto con i suoi fili. Può alimentare uno schermo o provocarne il cortocircuito.
Allo stesso modo, in Twin Peaks, l’elettricità non coincide perfettamente né con il bene né con il male. È il mezzo attraverso cui forze differenti riescono ad agire.
È potenza allo stato puro.
Il trauma come corrente che continua a circolare
L’elettricità può essere letta anche come una rappresentazione del trauma.
Il trauma non appartiene soltanto al passato. Continua a manifestarsi nel corpo, nella memoria e nei comportamenti. Ritorna sotto forma di immagini, sensazioni e reazioni involontarie. Può rimanere silenzioso a lungo, per poi riattivarsi improvvisamente.
Come una corrente nascosta dentro un cavo.
Laura Palmer cerca di vivere mentre qualcosa attraversa continuamente la sua casa, il suo corpo e la sua mente. Il ventilatore gira. Le luci cambiano. Il rumore della corrente accompagna l’avvicinarsi di BOB e l’emergere di ciò che Laura non riesce ancora a nominare.
Questo non significa che l’elettricità “spieghi” il trauma o che la presenza di BOB cancelli la responsabilità umana di Leland. Al contrario, il soprannaturale rende visibile una violenza che la comunità non vuole riconoscere.
La corrente dà una forma sensibile a qualcosa che esiste già.
Il trauma di Laura non rimane confinato alla notte del suo omicidio. Continua a circolare nelle vite degli altri personaggi, nella città e nella struttura stessa della serie. Venticinque anni dopo, quell’energia non si è esaurita.
Cooper crede di poter tornare indietro e interrompere il circuito.
Ma un trauma non è un semplice evento che può essere cancellato modificando un punto della cronologia. È una forza che ha già attraversato corpi, relazioni, ricordi e immagini.
La corrente ha già raggiunto ogni parte del sistema.
Il finale: quando la casa si spegne
Nella Parte 18, Cooper conduce Carrie Page davanti alla casa dei Palmer. La donna che apre la porta sostiene di chiamarsi Alice Tremond e afferma di avere acquistato l’abitazione da una certa signora Chalfont.
Le identità non corrispondono più. Il tempo non sembra quello giusto. La casa è ancora lì, ma la storia che Cooper ricorda pare essere scomparsa.
Poi Carrie sente la voce di Sarah chiamare Laura.
Urla.
Le luci della casa si spengono e lo schermo precipita nel buio.
Il finale non ci mostra semplicemente un’interruzione di corrente. Sembra mettere fuori uso l’intero dispositivo narrativo.
Per un istante, il grido di Laura o Carrie attraversa il tempo e riattiva tutto ciò che Cooper aveva tentato di riscrivere. La memoria ritorna come una scarica troppo potente per essere contenuta.
Poi il circuito salta.
La casa si spegne. Lo schermo si spegne. La storia si interrompe.
Non sappiamo se Cooper abbia fallito, se abbia raggiunto una realtà differente o se abbia portato Laura nel punto in cui il trauma può finalmente riconoscersi. Sappiamo soltanto che, nel momento in cui il passato torna a farsi sentire, l’elettricità non riesce più a mantenere stabile il mondo costruito attorno a loro.
Il buio finale non è assenza.
È ciò che rimane dopo il sovraccarico.
La televisione è una casa attraversata dalla corrente
L’interpretazione più affascinante dell’elettricità in Twin Peaks emerge quando smettiamo di considerarla soltanto un elemento interno alla storia.
La televisione funziona grazie all’elettricità.
Trasforma un segnale in immagini e suoni. Trasporta corpi lontani dentro uno spazio domestico. Permette a persone che non sono realmente presenti di apparire davanti a noi, parlare, morire e tornare in vita ogni volta che riaccendiamo lo schermo.
Da questo punto di vista, un televisore è già una macchina soprannaturale.
Quando Twin Peaks arrivò nelle case degli spettatori nel 1990, il volto di Laura Palmer venne trasmesso attraverso una rete. La sua immagine passò da antenne, cavi e apparecchi elettronici fino a comparire nei salotti di milioni di persone.
La tragedia privata di una ragazza diventò uno spettacolo collettivo.
Fuoco cammina con me si apre distruggendo un televisore perché il film vuole spezzare la distanza protettiva che la serie aveva creato. Non stiamo più seguendo soltanto Cooper mentre indaga sul cadavere di Laura. Adesso siamo costretti a vivere accanto a lei, dentro gli ultimi giorni della sua vita.
La televisione aveva trasformato Laura in un’immagine.
Il film tenta di restituirle un corpo.
Chi sta viaggiando attraverso il segnale?
Se le entità delle Logge utilizzano l’elettricità per entrare nel nostro mondo, allora anche noi spettatori partecipiamo allo stesso processo.
Accendiamo lo schermo e apriamo un passaggio.
Permettiamo alle immagini di entrare nelle nostre case e nella nostra memoria. Le osserviamo, le consumiamo, le analizziamo e le trasformiamo in oggetti di desiderio, paura o ossessione.
In questo senso, l’elettricità collega almeno tre livelli:
- le Logge e il mondo dei personaggi;
- i personaggi e il dispositivo televisivo;
- il dispositivo e lo spettatore.
Il vero circuito di Twin Peaks non termina nella presa elettrica mostrata sullo schermo.
Continua dietro il televisore, attraversa i cavi della nostra casa e raggiunge il luogo in cui siamo seduti a guardare.
Noi crediamo di osservare un altro mondo.
Ma quel mondo ha già trovato il modo di raggiungerci.
L’elettricità è il medium
Non esiste una spiegazione unica e definitiva del significato dell’elettricità in Twin Peaks. Ridurla a un codice soprannaturale significherebbe impoverire il modo in cui Lynch e Frost costruiscono le loro immagini.
L’elettricità è contemporaneamente:
- energia;
- suono;
- luce;
- minaccia;
- comunicazione;
- trasformazione;
- memoria;
- passaggio tra mondi.
Ma è soprattutto un medium.
Non è soltanto il messaggio trasportato e non è soltanto il luogo da cui quel messaggio proviene. È il sistema che rende possibile la trasmissione.
Le entità attraversano la corrente. Cooper attraversa la corrente. Il trauma di Laura continua a circolare come corrente. Anche la serie attraversa la corrente per arrivare fino a noi.
Forse è per questo che, in Twin Peaks, il ronzio di un trasformatore riesce a essere più inquietante dell’apparizione di un mostro.
Il mostro è già arrivato.
Il ronzio ci ricorda che la linea è ancora aperta.
Dentro lo schermo
Questa lettura dell’elettricità si collega alla tesi centrale di Lo schermo riflesso – Sogno, trauma e meta-televisione nell’universo di Twin Peaks: la serie di David Lynch e Mark Frost non si limita a raccontare una storia attraverso la televisione, ma utilizza la televisione per interrogare il nostro modo di guardare.
Lo schermo non è una superficie passiva.
È una soglia alimentata dalla corrente.
Scopri Lo schermo riflesso
