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Dentro Twin Peaks

Quando Twin Peaks cambia voce: cosa si perde nel doppiaggio italiano?

In una serie in cui ogni parola può essere un indizio, tradurre significa anche modificare il segnale.

Per molti spettatori italiani, Twin Peaks non ha mai avuto la voce di Kyle MacLachlan, Sheryl Lee, Ray Wise o Grace Zabriskie.

Ha avuto altre voci: quelle dei doppiatori che hanno accompagnato la serie nel suo ingresso nelle nostre case, trasformandola in uno dei fenomeni televisivi più memorabili degli anni Novanta.

Quelle interpretazioni fanno ormai parte della nostra memoria. Per molti di noi, separarle dai volti di Cooper, Laura, Leland e Sarah è quasi impossibile. Il doppiaggio non è stato soltanto il mezzo attraverso cui abbiamo compreso la storia: è diventato una parte della storia che ricordiamo.

Ma che cosa accade quando un’opera come Twin Peaks cambia lingua?

In una serie convenzionale, una battuta leggermente modificata può non avere conseguenze. Il personaggio continua a dire più o meno la stessa cosa, la trama rimane comprensibile e lo spettatore non perde informazioni essenziali.

In Twin Peaks, però, le parole non servono soltanto a raccontare la trama.

Possono essere indizi, profezie, rumori, doppi sensi, messaggi provenienti da un altro luogo. Possono sembrare sbagliate proprio perché devono suonare sbagliate. A volte è nell’errore, nell’esitazione o nella sillaba deformata che si nasconde la parte più importante del segnale.

Il doppiaggio come secondo schermo

Doppiare non significa semplicemente sostituire una frase inglese con una frase italiana.

Chi adatta un dialogo deve rispettare il movimento delle labbra, la durata della scena, il ritmo dell’attore, la comprensibilità della frase e la naturalezza della lingua d’arrivo. È un lavoro complesso, sottoposto a vincoli tecnici e interpretativi spesso invisibili allo spettatore.

Il problema è che Twin Peaks non cerca sempre la naturalezza.

La serie vive di attriti: melodramma e parodia, tragedia e comicità, rituale e assurdo, terrore cosmico e oggetti domestici. Il suo linguaggio può essere solenne, goffo, artificiale o deliberatamente disturbato.

Quando l’adattamento rende più fluido ciò che nell’originale era irregolare, non si limita a cambiare il suono della frase. Può modificare il funzionamento della scena.

Il doppiaggio diventa allora una sorta di secondo schermo: una nuova superficie posta tra l’opera originale e lo spettatore. Il segnale arriva ancora fino a noi, ma attraversa un’altra voce, un altro ritmo e un’altra interpretazione.

Una parola al contrario

Un esempio particolarmente rivelatore compare in Part 4 di Twin Peaks: The Return.

Gordon Cole e Albert Rosenfield incontrano in prigione l’uomo che dovrebbe essere Dale Cooper. Ha il suo volto, conosce il suo passato e tenta di imitarne la cordialità. Eppure qualcosa non funziona.

Nella versione originale, Mr. C dice:

“It’s yrev, very good to see you again, old friend.”

Yrev è la parola very pronunciata al contrario.

È una deformazione minuscola. Potrebbe quasi sfuggire. Ma in Twin Peaks il linguaggio rovesciato appartiene alla Loggia e alla Stanza Rossa. Una particella di quel mondo sembra essere rimasta intrappolata nella bocca del falso Cooper.

Più avanti Gordon ripete correttamente la frase:

“It’s very, very good to see you again, old friend.”

La correzione ci fa capire che ha percepito l’anomalia. Prima ancora che la trama ci spieghi chi abbiamo davanti, il suono ha già fornito una prova.

Nel doppiaggio italiano, invece, Mr. C dice:

«Sono molto, molto contento di rivederti, vecchio amico.»

La frase è chiara, naturale e perfettamente lineare. Proprio per questo, però, il malfunzionamento scompare.

Il falso Cooper riesce a imitare la lingua del vero Cooper senza commettere alcun errore. Una delle più piccole tracce della sua connessione con la Loggia viene cancellata.

Che cosa si nasconde nelle altre battute?

Yrev è soltanto una delle anomalie che cambiano durante il passaggio dall’inglese all’italiano.

Altrove, un nome che in inglese contiene due funzioni ne conserva soltanto una. Un oggetto comune viene sostituito con un altro e perde il legame con una rete di immagini ricorrenti. Una profezia cambia destinatario. Il titolo di una composizione musicale diventa una semplice azione. Una dichiarazione assoluta di identità viene trasformata nell’appartenenza a un’organizzazione.

Prese singolarmente, queste differenze possono sembrare trascurabili.

Osservate insieme, però, raccontano qualcosa di più importante: l’adattamento italiano tende spesso a rendere Twin Peaks più comprensibile, ordinato e naturale.

In qualunque altra serie, questo potrebbe rappresentare un risultato eccellente. Ma l’opera di Lynch e Frost ci chiede spesso di sostare proprio in ciò che non comprendiamo immediatamente: una parola fuori posto, un nome ambiguo, un oggetto apparentemente insignificante, una frase che sembra provenire da una frequenza disturbata.

Non si tratta di stabilire quale versione sia “migliore”

Rileggere il doppiaggio italiano non significa demolirlo.

Le voci italiane hanno dato potenza, calore e memorabilità a moltissime scene. Hanno contribuito in modo decisivo alla fortuna di Twin Peaks nel nostro Paese e sono diventate inseparabili dall’esperienza affettiva di intere generazioni di spettatori.

Il punto non è scegliere tra originale e doppiaggio come se una versione dovesse annullare l’altra.

Il punto è ascoltare entrambe.

Ritornare alla traccia originale permette di scoprire una seconda Twin Peaks: più ruvida, più instabile e talvolta più difficile da decifrare. Tornare poi al doppiaggio ci mostra come quella stessa opera sia stata ricevuta, interpretata e trasformata dalla nostra cultura.

La traduzione non ha distrutto il segnale. Lo ha modificato. Alcune frequenze sono diventate più chiare; altre sono state attenuate; altre ancora sono scomparse sotto una superficie più fluida.

Ascoltare il rumore

Twin Peaks ci ha insegnato a osservare gli specchi, ascoltare l’elettricità e diffidare delle immagini troppo rassicuranti.

Forse dovremmo fare lo stesso con le parole.

Una traduzione non è mai completamente neutra, soprattutto quando l’opera tradotta utilizza il linguaggio come parte del proprio mistero. Cambiare una parola può significare cambiare un oggetto. Cambiare un nome può significare modificare una funzione. Correggere un’anomalia può significare cancellare un indizio.

A volte ciò che sembra soltanto rumore era parte del messaggio.


Nel capitolo dedicato all’adattamento italiano di Lo schermo riflesso analizzo numerosi casi tratti dalla serie originale, da Fuoco cammina con me e da The Return, ricostruendo il modo in cui il passaggio da una lingua all’altra modifica simboli, personaggi e significati.

Il libro è disponibile in italiano e in inglese, in formato cartaceo ed ebook.

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Categorie: Analisi
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